GIANLUCA GOTTO:” SEGUENDO LA LIBERTÀ HO TROVATO

IL LAVORO DEI SOGNI E UNA VITA FELICE “

Mantenere una coscienza perfetta nel mondo in cui viviamo oggi è diventato estremamente difficile.

Tutta la pubblicità a cui siamo esposti ci ha fatto credere che il consumismo debba essere un pilastro portante per la nostra felicità, tanto da barattarlo con l’unica cosa, gratuita e genuina, che sta alla base della nostra esistenza: la libertà.

Perdersi è facile, questo è certo.

Eppure se ci si ferma a pensare, è possibile capire che la serenità non si nasconde dietro un oggetto, ma dietro al tempo che perdiamo per arrivare ad esso.

Ci siamo tutti dimenticati di cosa significa essere liberi, le persone si sono abituate a passare intere esistenze facendo qualcosa che non amano, perdendo tempo e dimenticandosi dei loro sogni.

Eppure, dentro questo turbinio di anime perdute, c’è ancora qualcuno in grado di ribellarsi per trovare la propria felicità, fatta di libertà e passione.

 

Ciao Gianluca, dicci chi sei..

Ciao Nico e grazie a te per questa intervista.

Mi chiamo Gianluca e ho 28 anni. Sono nato a Torino ma da qualche anno considero il mondo intero la mia casa, specialmente da quando sono diventato un nomade digitale, ovvero una persona che lavora in remoto al pc e può viaggiare a tempo indeterminato.

Non vivo stabilmente da nessuna parte nello specifico: ogni anno trascorro qualche mese in Italia, qualche mese in Asia, qualche mese in giro per l’Europa… posso certamente dire che mi sento a casa quando sono a Bali o a Bangkok.

D’altronde, “casa” non è un luogo ma una serie di sensazioni…

IG @gianluca.gotto

 

Non potrei essere più d’accordo. Cosa fai esattamente per vivere?

Sono un web writer, che potrei tradurre come “articolista per siti web”.

In poche parole il mio lavoro è quello di produrre e gestire contenuti testuali per siti web.

Mi occupo e mi sono occupato di molti argomenti differenti tra cui musica, poker, viaggi, italiani all’estero e sport.

Questo è il mio lavoro, ed è un lavoro che amo molto non solo perché mi permette di lavorare viaggiando ma anche perché mi consente di guadagnare con la mia più grande passione, la scrittura.

Parallelamente alla mia attività di web writer, ho un blog a cui tengo molto e che mi sta dando grandi soddisfazioni.

Si chiama Mangia Vivi Viaggia e l’ho lanciato insieme alla mia fidanzata e #partnerincrime Claudia nel 2016.

In questo spazio scrivo di esperienze di vita e di viaggio, di stili di vita alternativi e di tutto ciò che mi passa per la testa.

Anche se è un progetto che monetizza, non potrei mai considerarlo un lavoro, per me è pura passione.

 

Conosco bene il tuo blog, sono un suo fedele lettore.
Mi sono sempre chiesto però il tuo percorso per arrivare a dove sei ora, come hai fatto a costruirti tutto questo?

Dopo il liceo ho provato a seguire un percorso di vita tradizionale ma un anno di università mi è bastato per capire che non era quella la mia dimensione.

Regole assurde, perdite di tempo, totale mancanza di passione da parte mia, giornate tutte uguali tra di loro e un amore mai sbocciato per la grande metropoli grigia del nord Italia in cui vivevo: tutto ciò non mi rendeva felice e sentivo, giorno dopo giorno, che proseguendo su quel percorso che tutti ritenevano giusto e normale sarei stato sempre più infelice.

Perché dopo la laurea ci sarebbe stato un lavoro d’ufficio che già sentivo incompatibile con la mia natura, ma soprattutto avrei dovuto vivere sempre nello stesso luogo, vedere sempre le stesse persone, vivere sempre le stesse giornate… è ciò che nel mio libro chiamo “La Grande Legge dell’Uno”: non puoi essere più cose, devi prendere una strada e seguirla fino alla fine dei tuoi giorni.

Quel genere di vita regolata da rigidi schemi che qualcun altro decide per me non era la vita che volevo.

Io desideravo fare tante cose diverse, provare, sperimentare, sbagliare e imparare dai miei errori.

Volevo vedere il mondo, parlare con persone immerse in realtà completamente diverse dalla mia.

Ciò che volevo fare è riassumibile in tre parole: esplorare le alternative.

Non avevo alcuna intenzione di accettare passivamente un percorso che non sentivo adatto a me.

Non mi importava essere “giusto” secondo i parametri della società, volevo essere felice.

Così decisi di partire e andare a scoprire personalmente il mondo là fuori, per vedere se viaggiando avrei finalmente trovato la mia dimensione.

Per circa quattro anni ho vagabondato tra Australia, Canada ed Europa, svolgendo lavori di ogni tipo e provando esperienze di ogni genere.

Sono stato un tuttofare che prendeva insulti in una cucina a Perth e un panificatore in una fabbrica indiana di Vancouver, ho viaggiato per l’Australia vivendo in automobile e dormendo sotto le stelle e ho avuto modo di nuotare nell’oceano e avventurarmi su una montagna nella stessa giornata, in Canada.

Alla fine, nonostante mi piacesse passare da una nazione all’altra, sentivo che la chiave della mia felicità era la libertà.

Volevo essere libero dalle catene di un lavoro tradizionale, ma anche dalla schiavitù di un visto.

Volevo poter vivere come e ovunque volessi senza dover chiedere il permesso a nessuno.

Così, quando un ragazzo tedesco mi parlò per la prima volta dei “nomadi digitali”, trovai inconsapevolmente tutto ciò che stavo cercando.

IG @gianluca.gotto

 

Parliamo di nomadismo digitale.
Tu lo sei da anni e io sono un ammiratore del genere.
Perché pensi che questo fenomeno stia prendendo sempre più piede? Quali sono i reali pro e contro di questo stile di vita?

Non è una questione di “se” ma di “quando”.

Il mondo si sta digitalizzando e un domani sempre più persone lavoreranno in remoto potendo quindi godere di molta più libertà personale.

Alcuni paesi si muovono prima, altri dopo.

Il nostro paese appartiene alla seconda categoria, quindi chiunque desideri vivere come una persona libera e costruirsi una carriera online dovrebbe assolutamente iniziare da solo a ottenere una profonda conoscenza di come funzionano il web e i suoi strumenti.

Nessuno verrà in tuo aiuto: diventare un nomade digitale in Italia è una rivoluzione personale e spesso solitaria.

Questo è il primo “contro” dell’essere un nomade digitale: in Italia non verrai compreso.

Non solo dal commercialista che sgranerà gli occhi quando gli spiegherai che cosa fai per guadagnarti da vivere e non saprà che codice ATECO assegnare alla tua partita IVA, ma anche dai tuoi amici che ti considereranno un mitomane, dai tuoi famigliari per cui sei un nullafacente e dalla maggior parte delle persone che riderà quando gli spiegherai che “lavori viaggiando”… il mondo non è ancora pronto al nomadismo digitale.

Questo è uno dei pochissimi “contro”.

I pro sono davvero tanti e il più importante per me è la possibilità di essere libero di vivere come e dove preferisco.

Se voglio prenotare un volo per Bali per domani, posso farlo.

Se voglio lavorare in piena notte mentre tutti dormono e dormire al mattino mentre tutti escono di casa per andare in ufficio, posso farlo.

Se il prossimo mese voglio iniziare un corso di Muay Thai su un’isola thailandese, posso farlo (senza chiedere le ferie a nessuno).

Se dovessi diventare padre e volessi stare a contatto con mio figlio invece di parcheggiarlo all’asilo, potrei farlo.

Essere un nomade digitale significa essere libero.

Farei questa vita anche se guadagnassi un quinto di quello che guadagno ora.

Per me la libertà è il sinonimo più azzeccato di felicità.

 

Leggi anche: ” Mery, da impiegata a Milano a Nomade Digitale, il tempo è il dono più prezioso che abbiamo

 

Considerando il tuo percorso, cosa pensi ci sia di sbagliato nel modo in cui le persone vivono all’interno della società e del sistema lavorativo tradizionale?
Perchè sempre più persone mollano tutto e cercano stili di vita alternativi?

È un argomento che mi appassiona molto ma non voglio addentrarmi troppo nel discorso perché finirei di scrivere domani.

Io credo che per capire la nostra società contemporanea sia necessario tornare indietro di 70-80 anni.

Le atrocità della Seconda Guerra Mondiale rappresentano l’inizio di un percorso che ci ha portati dove siamo ora.

Perché quel conflitto spaventoso e il successivo clima di grande tensione generato dalla Guerra Fredda portarono grande umiltà nelle persone, soprattutto in Europa.

Quell’umiltà che nasce dalla paura e dal sollievo dello scampato pericolo.

Nei decenni successivi imparammo ad accontentarci delle piccole cose, che sono anche le più preziose.

La pace, ad esempio, o avere del cibo in tavola.

Poi sono arrivati gli anni Ottanta, le tensioni internazionali sono diminuite e le persone hanno pian piano iniziato a dimenticare.

C’è stato il boom tecnologico e consumista a stelle e strisce e lì tutto è cambiato: abbiamo buttato la gratitudine da qualche parte e ci siamo fatti convincere che acquistare, consumare e acquistare nuovamente fosse il segreto per la felicità.

Così siamo diventati schiavi del lavoro: devi guadagnare per poter comprare un’automobile nuova e una casa più grande, anche se in realtà non ti servono assolutamente a nulla.

Poi è arrivato Internet, che ha cambiato tutto, di nuovo.

Stavolta sia in Occidente sia nel resto del mondo.

Internet ha permesso a ognuno di noi di liberarsi dall’assurdità che esista un solo modo giusto di vivere.

Ad esempio, pochi minuti fa una ragazza marocchina mi ha scritto su Facebook chiedendomi come si viva nel nord Italia e ho potuto darle un’opinione onesta, che un tempo non avrebbe mai potuto ricevere.

Internet ci ha mostrato quante possibilità abbiamo al di fuori del nostro piccolo quadrato di vita.

La maggior parte delle persone utilizza questo strumento nel modo sbagliato, è vero, ma per uno come me che non voleva piegare la testa e accettare tutto passivamente, Internet è stato una benedizione.

Mi ha permesso di liberarmi e costruirmi una vita che amo ma anche di condividere il mio messaggio di positività e ribellione con tantissime persone.

Quando mostri a una persona le alternative, possono succedere due cose: può esserne spaventata e decidere di trincerarsi ancora di più nelle sue idee e nel suo modo di vivere oppure può decidere di esplorarle.

Sempre più persone hanno capito che molte “verità” intoccabili che ci vengono inculcate fin da piccoli non sono altro che opinioni e punti di vista.

Così decidono di fare quello che ho fatto io otto anni fa: andare nel mondo “là fuori” e scoprire di persona tutto ciò che la vita può riservarci.

IG @gianluca.gotto
Questo è un punto di vista davvero interessante, ma dimmi la verità, riusciresti mai a tornare a lavorare dentro le quattro mura di un ufficio?

Per me il problema non è tanto l’ufficio ma la flessibilità.

Quando ero a Vancouver andai a visitare l’Head Quarter di EA Sports e vidi cose incredibili e meravigliose.

Lì i dipendenti sembravano liberi di fare ciò che volevano.

C’era chi giocava a ping pong, chi si cucinava i noodles, chi addirittura leggeva sdraiato per terra.

Ricordo bene questa ragazza che programmava con le cuffie nelle orecchie e il suo cane che dormiva sotto la sua scrivania.

C’era chi andava e chi veniva, perché gli orari erano iper-flessibili.

In una realtà del genere potrei trovarmi bene ma ho come l’impressione che sia circoscritta alla realtà nordamericana e soprattutto ora come ora sono davvero felice della mia vita e non ho alcuna intenzione di cambiarla.

 

Sicuramente in molti si chiedono il segreto del tuo successo, sopratutto online. Su Facebook hai sfondato da poco il muro dei 200k. Come hai fatto?

Il segreto del mio successo si chiama Claudia.

Non scherzo, la mia ragazza è il motivo per cui le mie parole arrivano a così tante persone.

Fin dall’inizio abbiamo deciso che io mi sarei occupato dell’aspetto testuale (scrivere articoli e copy) e lei di quello visual ma poi lei ha poi assunto un ruolo primario nella gestione dei social di Mangia Vivi Viaggia.

Siamo arrivati ad avere 200k like su Facebook, 47k su Instagram e più di un milione raggiunte ogni settimana soprattutto grazie al suo straordinario lavoro.

All’inizio avevamo una sola ambizione con questo blog: condividere con il maggior numero di persone la bellezza del mondo e il valore degli stili di vita alternativi.

Non ci importava nient’altro, volevamo solo far capire alle tante persone, giovani e meno giovani, che vivono in Italia pensando che non esistano alternative, che in realtà le alternative esistono e sono meravigliose.

E volevamo provare a spiegare che un viaggio può cambiarti completamente la vita, proprio come l’aveva cambiata a noi.

Forse il segreto del “successo” di Mangia Vivi Viaggia è proprio nella genuinità con cui abbiamo gestito il blog e i social fin dall’inizio.

Spinti dal desiderio di far arrivare i nostri messaggi di ribellione, positività e felicità a più persone possibili, abbiamo fatto tutto con grande passione senza pensare minimamente a eventuali profitti (i banner sul sito servono a ripagare i server e le varie spese di un sito con più di 3 milioni di visualizzazioni all’anno).

In questi tempi in cui tutto è freddo e automatico, le persone apprezzano chi ci mette davvero il cuore, chi conosce l’umiltà e la gratitudine, chi ti dà un consiglio senza voler fare il professore, chi ti mostra una strada nuova senza “vendertela” come la migliore.

Noi abbiamo semplicemente raccontato ciò che abbiamo nella testa e nel cuore, ciò che abbiamo visto e sperimentato viaggiando, ciò che abbiamo imparato e ciò che sogniamo.

Lo abbiamo sempre fatto con rispetto verso il prossimo e con grande positività.

In questi tempi così cinici e freddi mi piace pensare che siano il “calore” e la speranza che proviamo a diffondere ad essere apprezzati tanto quanto i nostri contenuti e la loro forma.

Al di là del nostro esempio, comunque, se volete aprire un blog di successo vi suggerisco di partire da una domanda: perché le persone dovrebbero seguirvi?

E poi: cosa offro io che altri non offrono?

Infine: qual è il valore che posso dare a un mio lettore?

Rispondere a queste domande significa capire esattamente che direzione dare al vostro blog.

IG @gianluca.gotto
Hai scritto ultimamente un libro intitolato “ Le coordinate della felicità “: Cosa hai voluto
trasmettere con questa opera? di cosa parla?

In questo libro racconto come sono passato da essere un ragazzo insicuro, sfiduciato e triste a diventare un nomade digitale che lavora viaggiando e si sposta da un posto all’altro del mondo seguendo le coordinate della sua felicità.

Un’evoluzione a tratti incredibile, che mi ha portato prima in Australia, poi in Canada e poi nel sud-est asiatico.

Un percorso di vita in cui sono stato un cameriere, un panificatore, un giocatore di poker, un operaio e un dog sitter, prima di diventare un web writer.

Oltre alle mie esperienze di vita e di viaggio in giro per il mondo, in questo libro ci ho messo anche le mie riflessioni su felicità, libertà, denaro, tempo, successo, realizzazione personale… quello di cui già scrivo su Mangia Vivi Viaggia ma ampliato e soprattutto applicato alle mie esperienze personali.

L’obiettivo di questo libro è lo stesso del blog: condividere.

Nello specifico, non solo condividere la mia storia ma anche un punto di vista alternativo sulle cose della vita.

E soprattutto mostrare a chiunque che cambiare e trovare la propria felicità è possibile.

Bisogna solo trovare il coraggio di partire per un viaggio che può portarti in capo al mondo ma che inizia sempre dentro di te, da qualche parte tra la testa e il cuore.

 

Me ne hai regalato una copia e ammetto che già dal primo capitolo il libro promette benissimo. 
Parliamo di progetti futuri, come ti vedi fra 10 anni?

Non so nemmeno dove sarò tra dieci giorni, figuriamoci cosa sarò tra 10 anni!

Spero di riuscire a continuare a vivere un’esistenza serena e felice.

Spero di poter donare un po’ di felicità alle persone che amo e provare a portare un piccolo cambiamento su questo pianeta, con la consapevolezza che per risolvere i grandi problemi che affliggono il mondo dobbiamo essere prima in grado di cambiare noi stessi.

So cosa ti stai chiedendo, e si, Gianluca è altissimo! 😀

 

Fantastico Gianluca, lasciaci con un ultimo messaggio per la community.

Ti riporto la frase di uno dei miei scrittori preferiti, un uomo che attraverso i suoi libri mi ha portato lontano quando più ne avevo bisogno: Stephen King.

Quando mi chiedono: “Ma lei come scrive?”
Rispondo immancabilmente: “Una parola per volta.”
E la risposta, invariabilmente, non viene presa sul serio.
E invece è proprio così.
Sembra troppo semplice per essere vero, ma considerate, per favore, la Grande Muraglia della Cina: una pietra alla volta, amici.
Questo è tutto. Una pietra alla volta”.

Credo che questa sua citazione (tratta dalla prefazione di un libro-capolavoro, “L’ombra dello scorpione”) sia molto potente e trasmetta un messaggio in cui credo moltissimo: niente è impossibile se invece di concentrarti sulla complessità del risultato finale ti concentri sul primo passo.

Come dico sempre, il segreto per farcela è iniziare a fare il primo passo.

Un passo dopo l’altro e puoi arrivare ovunque tu voglia.

IG @gianluca.gotto

 

Segui Gianluca sul suo Blog, Facebook e Instagram.

Trovi il libro di Gianluca qui

 

 

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