Nomadi digitali: chi sono e cosa fanno


I nomadi digitali sono tutte quelle persone che, solamente tramite l’utilizzo di un laptop e di una connessione ad internet, possono permettersi di svolgere le loro attività da ogni parte del globo.

Lo so, se è la prima volta che senti questa definizione, stai già cominciando a sognare, proprio come ho fatto io!

Non è detto comunque che chi sceglie di diventare nomade digitale scelga anche di vivere la propria vita in viaggio.

Conosco molti nomadi digitali che hanno scelto di stabilizzarsi in una parte di mondo che hanno ritenuto idonea per le loro esigenze, come per esempio le Isole Canarie o la Thailandia.

Il messaggio che sta passando negli ultimi anni riguardo ai nomadi digitali, è quello che il viaggio e il lavoro possano essere un binomio perfetto in tutti i casi, cosa che in realtà non trovo affatto vera.

Lavorare e viaggiare allo stesso tempo non è affatto facile, quindi l’immagine che vedi sotto, di quello che sta seduto di fronte ad una spiaggia con il laptop in mano, non è sempre così scontata.

Se ci pensi infatti, lavoreresti mai con il tuo laptop da 1000 € in un luogo in cui rischieresti di rovinarlo?

Inoltre, per poter lavorare ed essere efficienti sulle proprie mansioni, si deve osservare una certa routine.

E’ stato infatti provato che avere delle buone abitudini aiuta anche a livello professionale.

Il problema è che, come sappiamo, quando si viaggia le abitudini vanno tutte un pò ” a quel paese “.

Svegliarsi spesso in un luogo diverso, non sapere dove trovare buone connessioni, non avere una buona postazione sempre a disposizione, sono tutte cose che non aiutano a svolgere le nostre mansioni in modo corretto.

Inoltre, si deve aggiungere che i nomadi digitali, quindi tutti quei freelance che lavorano con il proprio laptop, lavorano diverse ore al giorno, a volte anche più di quanto potrebbe fare un dipendente di un’azienda.

Quindi anche in questo caso viaggiare e lavorare allo stesso tempo potrebbe risultare poco vantaggioso se in tutti i casi non avremmo la possibilità di visitare i paesi di nostro interesse in piena libertà.

Fatta questa premessa, ad ogni modo avere la possibilità di potersi portare il proprio lavoro ovunque nel mondo risulta sempre un privilegio non da poco, non trovi?

nomadi digitali

 

Testimonianze che fanno riflettere

Un’infermiera Australiana, Bronnie Ware, che ha lavorato a stretto contatto con malati terminali per molti anni, ha documentato i rimpianti di questi ultimi riportandoli nel suo blog, e ciò ha prodotto “Vorrei averlo fatto. I cinque rimpianti più grandi”.

Essi, sono così riportati :

  • Vorrei avere avuto il coraggio di vivere una vita più vera, non quella che gli altri si aspettavano da me
  • Mi sarebbe piaciuto aver lavorato di meno
  • Avrei voluto avere il coraggio di esprimere i miei sentimenti
  • Vorrei essere rimasto in contatto con gli amici
  • Vorrei aver lasciato la porta aperta alla felicità

Come potete vedere, alcuni dei più grandi rimpianti sono proprio collegati al lavoro e alla vita ordinaria, al fatto di non aver avuto abbastanza tempo per coltivare le proprie passioni e di non essere riusciti a stare abbastanza con i propri cari.

Queste testimonianze dovrebbero fare riflettere per capire quali siano le reali priorità nella vita di ciascuno.

Spesso siamo talmente presi dai nostri impegni e dal lavoro da perdere di vista ciò che davvero conta.

Arriviamo la sera stanchi a casa e non ci rendiamo conto che non abbiamo il tempo e le energie per comunicare in modo sereno con le persone che davvero contano nella nostra vita.

Passiamo l’intero anno facendo sempre le stesse cose e le poche settimane di ferie all’anno non sono sufficienti.

nomadi digitali

 

Leggi le interviste di chi ha cambiato vita.

 

Ma che lavoro fanno i nomadi digitali?

Domanda legittima, che mi sono posto anche io per molto tempo.

Ho trovato la maggior parte di queste risposte entrando a fare parte del gruppo nomadi digitali italiani su Facebook, dove vi è una community numerosa di nomadi digitali o di aspiranti tali.

I lavori che svolgono i nomadi digitali hanno un solo requisito fondamentale, devono avere la possibilità di essere trasportati con facilità ovunque si voglia.

Per questo tali mansioni sono spesso legate al digitale, quindi all’uso di un computer.

Ho intervistato e parlato con diversi nomadi digitali, e in fine ho capito che esistono comunque delle professioni che nel 2019 vanno per la maggiore.

Ho notato che c’è un notevole incremento di copywriter, quindi tutte quelle persone che guadagnano scrivendo articoli.

Ma ci sono anche molti programmatori, sviluppatori di siti internet, digital marketers o anche persone che sono riuscite a sviluppare un progetto personale e vivono completamente grazie alle loro passioni, come per esempio Daniel di MondoAeroporto o Diana di Inviaggiodasola.

Esaminando comunque la vita dei nomadi digitali, esiste anche un altro filo conduttore che li accomuna, che è il luogo in cui vivono.

Infatti, molti di loro, prediligendo probabilmente uno stile di vita più rilassato e scegliendo quindi di lavorare meno ore ( a discapito dello stipendio ), hanno scelto di fare base in paesi del mondo dove il costo della vita è decisamente inferiore rispetto all’Italia, come per esempio l’Indonesia e la Thailandia.

In questo modo, possono permettersi appunto di poter lavorare meno ore, avere meno pressioni fiscali e vivere in un posto con un clima mite.

Non sono in pochi infatti a passare i mesi invernali in Indonesia, e i mesi estivi in Europa, magari alle Canerie o in qualche città Italiana con un costo della vita più contenuto.

Insomma, avendo la possibilità di potersi spostare a proprio piacimento, si può inseguire il clima che si preferisce e vivere dove si possiede più potere di acquisto.

nomadi digitali

Nomadi digitali: padroni dello spazio e del tempo

Da una prima analisi è chiaro che essere nomadi digitali comporta dei vantaggi non di poco conto.

Essere padroni del proprio tempo e del proprio luogo di lavoro consente di poter decidere come vivere e dove vivere.

Questo stile di vita porta dei benefici anche dal punto di vista dello stress lavorativo: niente più file alle 8 di mattina per andare a lavoro, niente più richieste di ferie o permessi, niente più orari prestabiliti .

Si diventa padroni di se stessi e si riacquista il bene più prezioso che abbiamo, il tempo.

Ma tutti possono diventare nomadi digitali?

Sul web divampano siti che fanno credere che tutti possono diventare nomadi digitali con estrema facilità.

Se è vero che l’era digitale ci ha dato la possibilità di imparare (quasi) tutto, è anche vero che non tutti abbiamo le stesse possibilità di successo.

Su questo si deve essere franchi.

E’ molto più facile che riesca a diventare nomade digitale una persona che svolge già il suo lavoro da computer, piuttosto che un carrozziere senza alcuna competenza informatica.

Questo non vuol dire che una persona senza capacità particolari non possa diventare nomade digitale, ma certamente farà molto più fatica di qualcuno con una preparazione già consolidata.

Infatti spesso i nomadi digitali erano persone che svolgevano un lavoro da pc in una qualche azienda, e un bel giorno si sono fatti la fatidica domanda, quella che ogni persona a questo mondo dovrebbe farsi e che spesso innesca un procedimento di auto analisi: la mia presenza in questo ufficio è davvero necessaria ?

Inoltre, capita spesso che chi svolge il proprio lavoro da dipendente, debba rimanere chiuso in ufficio malgrado abbia finito da un pezzo tutto quello che doveva fare nella giornata, finendo per annoiarsi a morte di fronte allo schermo del pc.

Sprecare il proprio tempo così è terribile.

Non sarebbe molto meglio potersi gestire gli orari lavorativi a proprio piacimento?

 

Dove si trovano le offerte di lavoro per nomadi digitali?

Anche ammettendo di riuscire a diventare nomadi digitali, ci si scontrerebbe poi con un altro problema: dove si trovano le offerte di lavoro per nomadi digitali?

Quando si parla di questo, si fa riferimento ovviamente ad offerte di lavoro per freelance.

Se si è professionisti freelance, come si trovano i (primi) clienti?

Non è così facile infatti.

Lavorare da freelance comporta l’enorme svantaggio di doversi costantemente procacciare nuovi clienti, in quanto le mansioni spesso sono a breve termine, con la conseguenza che ogni tot settimane/mesi ci si troverà con un cliente in meno.

Questo capita non tanto perché le aziende non vogliano avvalersi dei tuoi servigi costantemente, ma più che altro perché spesso tali aziende hanno bisogno di freelance solo per brevi progetti.

Non sempre è così però.

Dipende molto dalle mansioni che si svolgono.

Se si è dei digital marketers, è possibile avere collaborazioni per lunghi periodi con lo stesso cliente che magari ti chiede di curare loro le pagine social.

Ma se siete dei copywriter, magari troverete clienti che vi chiedono solo la scrittura di 3 articoli e stop.

Insomma dipende da tante cose.

Ad ogni modo esistono diverse piattaforme per poter cercare offerte di lavoro per nomadi digitali.

Prima fra tutte Upwork, una delle piattaforme più rinomate dai nomadi digitali.

Purtroppo, da ormai qualche anno a questa parte, entrare a far parte di upwork è diventato pressochè impossibile.

Hanno chiuso le iscrizioni per la maggior parte delle professioni e per entrare si deve essere specializzati in ambiti molto specifici.

Ma in cosa consistono queste piattaforme?

Su questi siti, si possono trovare offerte di lavoro per nomadi digitali provenienti direttamente dalle aziende.

C’è scritto la mansione, di cosa hanno bisogno e la paga oraria.

Da li ci si candida e si aspetta un feedback positivo o negativo.

Se accettano la tua proposta potrai lavorare a quel progetto e il pagamento verrà gestito direttamente dalla piattaforma.

Ce ne sono diverse di piattaforme dove trovare offerte di lavoro per nomadi digitali:

In alcune di queste piattaforme è possibile candidarsi alle offerte gratuitamente, mentre in altre si devono acquistare dei crediti per potersi candidare.

 

Nomadi digitali, tasse e problemi fiscali

Ci sono molte domande che mi sono fatto anche riguardo alla posizione fiscale dei nomadi digitali e alle tasse da pagare.

Le domande sono sorte in seguito ad una domanda principale: avendo la possibilità di scegliere dove vivere e dove viaggiare, perché dovrei aprire una posizione fiscale in un paese come l’Italia dove vi è una pressione fiscale decisamente molto alta rispetto ad altre parti di mondo ?

Da li ho capito una cosa: potendo scegliere dove vivere, posso anche scegliere dove aprire la mia P.Iva.

Anche se oggi anche l’Italia si è mossa verso la direzione giusta aiutando tutti quei piccoli imprenditori a poter aprire una posizione fiscale senza venire schiacciati dalle tasse, optando per il regime forfettario ( con tassazione decisamente bassa nei primi 5 anni ), restano comunque dei paesi, soprattutto in Europa, dove aprire P.Iva è decisamente molto più appetibile.

La Romania e la Bulgaria sono tra i paesi dove la pressione fiscale è più bassa, infatti molti nomadi digitali stanno decidendo di spostare la propria resistenza fiscale proprio in quei paesi.

Ovviamente questo comporta dei vantaggi e degli svantaggi.

Uno degli svantaggi maggiori è che, spostando per esempio la propria residenza fiscale in Romania, per non incorrere in doppia tassazione in Italia, non è possibile restare sul territorio Italiano per più di 6 mesi all’anno.

Per un nomade digitale questo solitamente non è un problema, ma se volessi comunque restare vicino alla famiglia per un certo periodo dell’anno dovresti comunque stare attento ai giorni che resti in Italia.

Non mi addentro troppo in questo discorso perché risulterebbe troppo lungo, consiglio comunque di leggerti i tanti articoli presenti su google sull’argomento, come per esempio questo che parla proprio di come aprire P.Iva in Romania.

nomadi digitali

 

Storie di nomadi digitali

Da quando ho lanciato il mio progetto mi sono appassionato anche alle storie di nomadi digitali, soprattutto quelli che amano viaggiare.

Infondo, spesso, i nomadi digitali non sono altro che persone che sono riusciti in un certo qual modo a ribellarsi ad un sistema lavorativo tradizionale, al classico nine-to-five in ufficio.

E’ una piccola sfida con il mondo che loro, a mio modestissimo parere, hanno vinto.

Perché diventare nomadi digitali e farsi strada come piccolo freelance, non è affatto facile.

In quest’ultimo anno l’ho testato sulla mia pelle, e ho capito che procurarsi una rendita dall’online è decisamente difficile.

Monetizzare con un proprio progetto, o procacciarsi clienti, oggi, è diventato abbastanza complicato.

Perché se da una parte ci sono tantissimi strumenti con cui è possibile auto promuoversi o trovare clienti, dall’altro ci si deve scontrare con una concorrenza spietata, con professionisti che hanno magari iniziato la professione 10 anni prima di te, e sanno muoversi perfettamente nel mondo dei freelance.

E’ facile intuire quanto questo percorso sia impervio grazie alle storie di nomadi digitali che racconto.

Da quella di Gianluca Gotto, che prima di arrivare a guadagnare dai suoi articoli è passato da anni di gavetta mal pagata, o Mary Sinatra, che dopo essersi licenziata ha impiegato anni prima di avere le prime entrate da freelance, o anche Antonio di Guida, che ci ha messo un pò per guadagnare dalle sue foto e i suoi libri, e comunque vive prevalentemente in Sud e Centro America dormendo in tenda, abbattendo così il costo della vita.

Insomma, è chiaro che per affermarsi come nomade digitale si deve faticare e non poco, ma la libertà che si riesce a raggiungere ripaga di tutti gli sforzi.

 

Conclusioni sui nomadi digitali

Come dicono i molti nomadi digitali che ho intervistato, questo stile di vita non è per tutti.

Non è tutto rosa e fiori come vogliono farci credere.

C’è gente che semplicemente non è nata per poter essere nomade digitale, e preferisce fare un lavoro tradizionale con le 8 ore prestabilite e le 4 settimane di ferie all’anno.

Ci vuole una certa mente imprenditoriale per poter essere freelance senza incorrere in problemi “psicologici”.

Si perché spesso è proprio un problema di psicologia.

Una persona che ha una prole da mantenere e un mutuo è più soggetto a ricercare sicurezza, quindi il famoso contratto a tempo indeterminato con un’azienda.

Un’altra persona invece che non possiede nulla, è mentalmente molto più propenso a poter avere uno stile di vita da nomade digitale.

E’ anche per questo ( credo ), che molti nomadi digitali non hanno famiglia.

Il nomadismo digitale è uno dei migliori sinonimi di libertà, e libertà significa anche essere svincolati dal poter scegliere in totale autonomia.

 

Un abbraccio

 

Nico Fontana

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Nicolas

Ciao, mi chiamo Nicolas e sono un amante dei viaggi. Nel 2014 sono partito per un viaggio di circa un anno che mi ha portato in giro per l'Australia e l'Asia. Quell'esperienza mi ha fatto conoscere un modo nuovo di vivere e da allora, appena posso, viaggio alla scoperta di posti e culture nuove.

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