Vivere senza soldi: la storia di Mark Boyle

Vivere senza soldi sembra impossibile, eppure per qualcuno non lo è.

La società attuale ci bombarda costantemente di imput legati al consumo, le pubblicità diventano sempre più invasive e sembra quasi impossibile riuscire a sfuggire a questa morsa mortale.

Qualcuno però ci è riuscito, e quel qualcuno si chiama Mark Boyle, un Irlandese nato nella contea di Donegal.

Dopo essersi laureato in Economia al Galway-Mayo Istitute of technology Boyle si trasferisce nel Regno Unito nel 2002.

” Durante gli anni universitari la visione del film Gandhi mi cambiò la vita”, questa una sua frase celebre.

Boyle è tutt’altro che uno sprovveduto, gestì due aziende alimentari nel Regno Unito, ma qualcosa non andava, lui era convinto che il denaro fosse”una fonte di disconnessione tra noi e le nostre azioni”, così decise di fondare la Freeeconomy Community nel 2007, con lo scopo di creare relazioni di scambio tra le persone.

Nel 2008 cominciò il suo progetto di vivere senza soldi, ovviamente dopo aver fatto alcuni acquisti legati alla sua sopravvivenza, come un pannello solare e una stufa a legna.

vivere senza soldi

Uno stile di vita controcorrente

Mark Boyle è convinto che vi sia una forte connessione tra infelicità, stress e denaro.

Per questo decide di vivere la sua vita con meno risorse possibili, coltivando il cibo lui stesso e in caso di estrema difficoltà, andandolo a prendere dagli scarti della giornata direttamente dal supermercato. Il suo caravan è in mezzo al verde in un bosco.

Per cuocere il cibo utilizza due contenitori usati per per la raccolta e la combustione del materiale di scarto delle olive, mentre per lavarsi i denti usa un osso di seppia e semi di ferula, per la carta igienica se la cava con dei vecchi fogli di giornale.

Si è concesso anche un vizio però, grazie ad un vecchio computer riesce a rimanere in contatto con gli amici. Lo alimenta, però, esclusivamente con un pannello solare.

La provocazione alla società di Boyle

Di personaggi nel mondo che vivono con poco o niente ce ne sono a bizzeffe.

Ma Boyle voleva andare oltre a quella che poteva sembrare una turpe guerra al consumismo.

Lui voleva più che altro dimostrare che la nostra società sta percorrendo una strada verso la produzione di massa che non poterà certo a qualcosa di buono, ne a noi ne a ciò che ci sta intorno.

Voleva dimostrare che un’altra vita è possibile, una vita fatta di cose essenziali, di tempo libero e benessere psico-fisico.

Lui afferma “il limite minimo di consumo è aumentato così tanto che le persone sono all’oscuro del livello di distruzione e sofferenza causato dalla produzione del cibo e degli altri prodotti che compriamo. La colpa è proprio del denaro”.

La sua community ha lo scopo della condivisione, sia di beni materiali ma anche di conoscenza.

Si è tornato anche al baratto, quindi spesso le persone che fanno parte di questa community non abitano molto lontano l’una dall’altra. Ma si può sempre essere parte di essa anche solo per simbolismo.

Il concetto è quello di frenare il consumo e il progresso, ritornare a rendere importanti le relazioni umane e dimostrare quanto sia futile la vita che viviamo, fatta di stress e lavoro.

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Le difficoltà di uno stile di vita così radicale

Vivere senza soldi ha delle difficoltà non da poco ovviamente : “Quando vivevo nella società operaia nessuno mi chiedeva se mi mancava qualcosa della natura, ora invece mi chiedono sempre se mi manca qualcosa della vita che facevo prima”

Questa una frase citata al “The Guardian”, in cui ammette che in alcune occasioni sente la mancanza di una vita sociale, della voce dei suoi genitori o semplicemente di avere un pasto comodo a portata di mano.

Ma poi il suo pensiero va sugli ingorghi stradali, lo stress al lavoro, il dover rincorrere uno stipendio ogni giorno senza accorgersi che la tua vita scivola via anno dopo anno.

“Alla fine sono le piccole cose che mancano”, ammette – ” Mi piacerebbe qualche volta vedere il punteggio in classifica del Manchester United, farmi una doccia calda o semplicemente lavare per bene le mie lenzuola, ma se per avere questo devo vivere in una città preferisco mangiare un piccione” dice.

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L’impatto della tecnologia sulle nostre vite

Boyle non ha mai affermato che la tecnologia non avesse il suo fascino. Tutti preferirebbero avere una macchina che ti porta da un punto A ad un punto B in 10 minuti.

Ciò che non si riesce a comprendere è l’impatto che queste tecnologie hanno sulle nostre vite a lungo termine.

Le agenzie di marketing pubblicizzano solo gli aspetti positivi, quelli più sexy ed eccitanti che sono essenziali nella ricerca frenetica per massimizzare la propria felicità.

A volte però sembrano dimenticarsi di spiegare che tutto questo avrà una conseguenza negativa sulle persone.

Tutta la tecnologia ha un prezzo, la domanda che dobbiamo porci è : siamo disposti a pagarlo ? L’estinzione di massa, le catastrofi climatiche, il collasso sociale, il narcisimo di massa, i vari problemi di salute e l’obesità, l’agricoltura industriale, l’abuso del suolo, la solitudine. Sono cose su cui bisognerebbe riflettere.

Il progetto

Boyle ha trasformato la sua community in un vero e proprio movimento ,e ha già scritto un libro, si chiama “The Moneyless man”, una guida survivor per vivere senza soldi.

La sua pagina Facebook conta migliaia di followers, e lui risponde a tutti dando consigli su come vivere al meglio la propria vita.

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