Stefano: a 50 anni ho cambiato vita per vivere in Barca tutto l’anno


Le vie che portano alla libertà sono infinite.

Da quando intervisto e raccolgo storie di persone che sono riuscite a costruirsi una vita su misura per loro, ho capito che una delle cose più straordinarie di chi riesce a compiere questo passo, sta nell’originalità del percorso che si differenzia per ognuno di noi.

Infatti, cambiare vita non è una cosa che puoi copiare o imitare.

Il percorso che ti porta al cambiamento  è diverso per ciascuno, è anche per questo che è così difficile ma al contempo così bello riuscirci.

Oggi parleremo con Stefano, che a 50 anni decise di ricominciare una nuova vita in barca, facendosi trasportare dalle onde e dal vento.

 

Ciao Stefano, dicci chi sei…..

Ciao Nico, grazie per questo spazio.

Mi chiamo Stefano, ho quasi 57 anni, nato e cresciuto a Milano, e dal 2011 ho cominciato a vivere su una barca a vela con la mia compagna.

Oggi ci troviamo a Martinica, una delle isole Francesi delle Antille nel mar dei caraibi.

 

Non hai sempre vissuto in barca, cosa facevi prima di tutto questo? E cosa ti ha portato a cambiare?

Prima ero un Milanese imbruttito, come si suol dire 😆

A Milano avevo un’azienda, ero un provider internet fino al 2003, poi ho fatto altro come libero professionista, ma il mio ultimo impiego prima di vivere in barca è stato come istruttore di guida sicura/sportiva con una scuola itinerante nei vari autodromi.

L’esperienza che accese la scintilla dentro di me è stata quella di un viaggio che feci con dei miei amici che giravano il mondo su una barca a vela di 10 metri.

Durante quegli anni a Milano li raggiunsi prima alle Bahamas e poi in Australia.

Fu un esperienza splendida, e quando li salutai per l’ultima volta ci fu una cosa che mi disse Piero, il capitano della Barca, che mi rimase impressa nella mente.

Prima di andare via gli chiesi cosa avrebbe fatto nei giorni a venire, e lui mi rispose: ” Per le prossime settimane non è previsto vento, per cui ci fermiamo qui e cuciamo le vele “.

Io tornai a Milano e dopo qualche giorno, durante una delle tante telefonate con clienti e fornitori, sentii che avevo già ripreso tutto lo stress, e li mi venne in mente Piero, e lo immaginavo ancora al porto, a cucire le vele.

Seppellii comunque tutto per molti anni.

Poi incontrai Monica, con cui oggi condivido oneri e onori, ed è anche grazie a lei se oggi sono riuscito ad attuare questo cambiamento, anche perché sulla barca riusciamo ad essere completamente intercambiabili.

A dare il colpo di grazie alla nostra vecchia vita fu poi la crisi economica di quegli anni.

Facevamo sempre più fatica a trovare lavoro così un giorno guardandoci negli occhi ci dicemmo come sarebbe bello girare in barca a vela, portandosi la propria casa con se.

Lì si risvegliò tutto.

 

Quanto ha inciso in questa decisione il bisogno di contatto con la natura e con il mare?

La natura è senza dubbio importante.

Vivere e crescere in una metropoli può portare spesso anche a non sapere cosa ci sia dall’altra parte, al di la della vita da città.

Milano era una metropoli che mi stava soffocando, tanto che ad un certo punto ho voluto aprire la mente e fare entrare ciò di cui avevo realmente bisogno.

Il mare l’ho sempre amato, e prima di avere la barca quando potevo ero sempre in acqua, fra immersioni e altre attività.

Oggi invece, paradossalmente, mi immergo più che altro per motivi tecnici lavorativi, ma continuo ad amare il mare e a rispettarlo.

 

In cosa consiste quindi la tua occupazione attuale?

Partiamo con il dire che per comprare il Jonathan io e Monica abbiamo utilizzato entrambi una parte delle vendite delle nostre case di Milano.

Vivere in barca è meno costoso di vivere una vita tradizionale con un appartamento in città.

A parte questo, facciamo in modo di ammortizzare le spese di gestione portando in giro le famiglie in alcuni periodi dell’anno.

Il Jonathan è una barca a vela di 16 metri con 3 cabine matrimoniali con bagni privati, quindi abbastanza spaziosa, e spesso le famiglie ci scelgono per fare questa esperienza in barca fra isole e mare.

Solitamente ospitiamo 2 coppie, quindi 4 persone, che secondo me è il numero perfetto per la nostra barca.

Il periodo in cui lavoriamo va solitamente da Ottobre a Maggio.

 

Leggi anche: ” Ho mollato tutto e sono andata a vivere in camper, questa è la mia felicità

 

Sembra che i ritmi lavorativi siano calati drasticamente dalla tua vecchia occupazione, giusto?

I ritmi sono sicuramente calati, ma è calato, per non dire scomparso, anche il desiderio di possedere oggetti inutili.

Noto sempre, quando torno a Milano a trovare la mia famiglia, che il messaggio che passa è quello di possedere, dal telefonino alla macchina.

L’impronta del consumismo si sente molto.

Quando si fa un downshifting lavorativo si ha bisogno di molto meno, finendo per possedere solo quello che realmente ti serve.

 

A livello pratico come hai imparato ad andare in barca a vela e quanto costa vivere in questo modo?

Studiando, facendo esperienza e sbagliando.

Ci sono tante cose da tenere in considerazione, come per esempio la meteorologia, fondamentale per questo tipo di vita.

Anche l’aiuto di qualche maestro serve sempre, noi per esempio ne abbiamo avuto uno molto bravo a Cagliari, Hoder Grassi.

La barca costa abbastanza, se poi la vuoi tenere in un certo modo, costa anche la manutenzione.

Il prezzo al metro si aggira sui 500€/m all’anno, quindi una barca come Il Jonathan costa tra i 15 ai 20 mila € all’anno.

Dipende anche tanto da quanto navighi, quanto rompi le cose, e soprattutto quanto sei bravo a fare manutenzione da solo senza il bisogno di ricorrere sempre a qualcuno di esterno.

 

Considerando il tuo grande cambiamento, quali sono state le parti più difficili da affrontare? Hai qualche tipo di rimpianto? E’ stato difficile staccarsi dagli affetti famigliari o gli amici?

Io e Monica siamo dei sociopatici, quindi non è stato un grande problema 😆

A parte di scherzi, il distacco con gli amici non è stato molto difficile, neanche quello dalle mie figlie, che mi vengono a trovare appena possono.

Mia mamma e mio papà erano un pò preoccupati per la distanza, ma alla fine si sono resi conto di quanto il vivere in barca mi rendesse felice e hanno capito.

L’unico rimpianto che abbiamo sia io che Monica è quello di non averlo fatto prima, molto prima.

Le motivazioni sono varie, in primis non c’era questa massificazione della barca a vela, oggi per esempio nei periodi di vacanze i porti sono pieni zeppi, e inoltre saremmo stati più giovani, e sotto alcuni aspetti sarebbe stato meglio.

 

Immagino non sia stato facile fare stare tutta la tua vita dentro una barca…..

Partiamo dal presupposto che tutta la mia vita è dentro di me, sono io, quindi una volta che sono entrato io dentro la barca ci è entrata anche tutta la mia vita  😆

Non c’è bisogno di avere 4 completi, 40 cravatte e 6 paia di scarpe. Se sei in zone calde non c’è bisogno nemmeno di avere cose pesanti che ingombrano.

Poi se parliamo di cose pratiche, questa è una barca abbastanza grande, abbiamo 3 bagni, 3  cabine e il posto c’è.

Sicuramente non c’è lo spazio per farci stare cose che non servono, ma per il necessario di posto ce n’è in abbondanza.

 

Se qualcuno volesse contattarvi per poter fare l’esperienza con il Jonathan, come dovrebbe fare?

Può contattarci su facebook, sulla nostra pagina, oppure sul nostro blog, e ci si accorda per trovarci da qualche parte e fare l’esperienza in barca.

L’anno prossimo saremo alle Grenadine quindi, accordandosi, ci si trova li e si fa l’esperienza con il Jonathan.

 

Parliamo di progetti futuri: cosa bolle in pentola?

I progetti futuri sono sempre soggetti a cambiamenti per noi, e lo sono un pò per tutte le persone che vivono in barca.

Le cose che possono cambiare sono davvero tante.

Adesso che arriva il periodo degli uragani rimaniamo fermi, poi ad Ottobre andiamo alle Grenadine, e infine pensavamo di lasciare le piccole Antille e spostarci verso ovest sino a Colon, Panama.

Poi chissà potremmo fare Hawaii e Giappone, ma per questo si vedrà.

 

 

Un abbraccio

 

Nicolas

 

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Nicolas

Ciao, mi chiamo Nicolas e sono un amante dei viaggi. Nel 2014 sono partito per un viaggio di circa un anno che mi ha portato in giro per l'Australia e l'Asia. Quell'esperienza mi ha fatto conoscere un modo nuovo di vivere e da allora, appena posso, viaggio alla scoperta di posti e culture nuove.

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