farsi piacere

AMARE E FARSI PIACERE:

LA SOTTILE DIFFERENZA

 

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Una delle singolarità più evidenti delle persone che vivono nella nostra società è senza dubbio il modo in cui riescono a farsi piacere tutto ciò che le circonda.

Secondo le statistiche pubblicate da Forbes, nel 2017 ben 7 Italiani su 10 ritengono di non essere soddisfatti del proprio lavoro.

Seppur l’occupazione professionale ricopra un lasso di tempo molto importante della nostra esistenza ( un terzo ), molte persone accettano passivamente questa condizione di insoddisfazione.

Molti infatti non fanno nulla per attuare un cambiamento, continuando a tollerare situazioni poco gratificanti.

Siamo diventati così abili a farci andare bene lavori che in realtà non amiamo, che non ci rendiamo nemmeno più conto di cosa sia la felicità, quella vera.

Parliamoci chiaro, posso farmi andare bene una pizza al ristorante, un film al cinema, ma non posso farmi andare bene cose che ricoprono la maggior parte del mio tempo e che quindi incidono fortemente sul mio stato d’animo.

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Farsi piacere: L’accettazione passiva dell’essere umano

Ti sei mai reso conto che l’essere umano accetta passivamente una serie interminabili di cose?

Io ci ho fatto caso proprio in questo periodo.

Me ne sono accorto mentre ero in macchina quando ad un certo punto mi sono ritrovato incolonnato in un punto in cui solitamente non c’è traffico.

La prima cosa che mi è venuta da fare è stata accettare passivamente quell’ingorgo.

Mi sono fermato con la macchina e non mi sono posto alcuna domanda: perché c’è questo ingorgo ? Cosa posso fare per uscirne? C’è una strada alternativa?

Mi sono semplicemente fatto andare bene quella situazione senza provare nemmeno a trovare una soluzione.

Poi, dopo 10 minuti in cui mi muovevo a passo d’uomo, la mia mente ha cominciato ad elaborare quelle domande.

Alla fine scoprii che potevo accedere ad una strada alternativa che, seppur più lunga, mi avrebbe fatto arrivare a destinazione in minor tempo.

Questo ( stupido ) esempio era solo per farti capire che questo succede in una miriade di cose nella nostra vita, anche quando subiamo ingiustizie.

Le persone fanno fatica ad opporsi alle situazioni spiacevoli, finendo per farsi piacere praticamente ogni cosa.

Pensa solamente a quando sei in fila e qualcuno fa il “furbetto” e passa davanti a tutti, in quanti riescono ad opporsi a quella situazione? e in quanti invece subiscono passivamente?

Farsi piacere ciò che ci sta intorno non sarebbe un problema se esso sussistesse solo per queste piccole cose; Il fatto in realtà è che avviene anche su questioni di notevole importanza nella nostra vita, come appunto un lavoro o una relazione sentimentale.

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Leggi anche: il viaggio come forma di educazione, 10 cose che si imparano viaggiando.

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L’arte di guardare sempre chi sta peggio di noi

A – Sono stufo del mio lavoro, vorrei cambiare ..

B – Cosa ? Ma sei pazzo ? Pensa a chi invece non ce l’ha un lavoro e ritieniti fortunato

Questo teatrino l’ho sentito tante, troppe volte.

Come si può pensare anche solo di raggiungere la felicità con un ragionamento così ignobile?

Paragonare la propria vita a chi sta peggio di noi non è solo deprecabile, ma anche irrispettoso.

Partendo dal presupposto che la percezione di una situazione peggiore o migliore della nostra è completamente relativa. Non è detto che se uno ha meno soldi, o faccia il bidello piuttosto che il presidente stia peggio di noi.

Inoltre, ragionare in questo modo, farsi piacere tutto perché nella nostra mente qualcun’altro sta messo peggio, è assolutamente contro producente per la nostra crescita personale, e implementa in noi quella percezione di stare bene anche se in realtà non è così.

Paragonarsi a chi sta peggio è una droga naturale che funziona alla grande, ma cosa succederà un giorno quando esaurirai le scorte di prese per il culo verso te stesso e dovrai fare i conti con il fatto che forse sei proprio tu, il tizio che sta messo peggio degli altri?

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Sei felice di ciò che hai?

Come dicevo prima, siamo diventati abilissimi a prenderci in giro da soli.

Secondo le statistiche di Forbes citate prima, il 70 % degli Italiani ammette di non essere soddisfatto del proprio lavoro, e un altro 20% mente a se stesso dicendo che infondo quel lavoro gli va bene così.

Le persone fanno una fatica tremenda a rimanere completamente sincere con se stesse e il farsi piacere tutto diventa una prassi comune.

Un pò per vergogna, un pò per non essere giudicate o forse un pò per non ammetterlo a se stessi e in quel caso sentirsi in obbligo di dover fare qualcosa.

Eppure la parte professionale di ciascuno di noi è una componente fondamentale della nostra vita.

Perché allora le persone si rassegnano a svolgere mansioni che non le gratificano?

Ho già parlato di come uscire dalla zona di comfort e di come i sogni nascano proprio al di fuori del nostro recinto di sicurezze.

Tuttavia finiamo per accettare passivamente tutto quello che ci sta intorno, arrivando alla vecchiaia pieni di rimpianti.

Spesso le persone finiscono per farsi piacere un lavoro aggrappandosi ai pochi lati positivi di esso: gli orari sono buoni, la paga è discreta, ho un ufficio tutto mio, il mio capo non mi rompe le palle, ecc.

Concentrarsi sui lati positivi va bene, ma non esageriamo.

L’imparzialità richiede uno sforzo enorme da parte nostra, ne sono consapevole, ma è li che comincia il primo passo verso la scoperta di se stessi e quindi verso la reale felicità.

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La felicità richiede fatica

Questa probabilmente è una legge fondamentale dell’universo, e infondo è giusto così.

Molti pensano di trovare la felicità vincendo alla lotteria, o possedendo oggetti di lusso.

Gli oggetti non centrano nulla con la felicità, come non centra nulla con il denaro, lo dicono le statistiche.

Secondo una ricerca attuata negli USA, la metà dei milionari presi in esame non si dice più felice della classe media, e ammette che i soldi non hanno contribuito alla loro ricerca della felicità.

Secondo uno studio della Dott.ssa Sonja Lyubomirsky la felicità è legata al 50% a fattori genetici, al 40% a come percepiamo la vita, e solo al 10 % a fattori esterni ( casa, soldi ecc. ).

Sulla genetica non ci si può fare molto, dobbiamo accettare quello che madre natura ci ha donato, ma sulla percezione della vita qualcosa possiamo fare.

E’ chiaro che se accettiamo passivamente un lavoro convincendo noi stessi che ci piaccia, un margine di miglioramento lo possiamo avere.

Prima di tutto smettiamola di raccontarci storielle solo per sentirci meglio.

Se c’è una persona con cui dovrai sempre fare i conti nella tua vita quella sei tu, e sono sicuro che un giorno, la tua coscienza, quella reale, busserà alla tua porta per chiederti spiegazioni su tutte le prese in giro verso te stesso.

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Un abbraccio

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Nico Fontana

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