NYRAMARA, DAL RUANDA ALL’ITALIA CON UN SOGNO:

DIVENTARE NOMADE DIGITALE E VIVERE VIAGGIANDO.

Le strade che portano una persona a voler vivere viaggiando sono infinite.

Abbiamo parlato di Claudio, che lasciò il suo lavoro in banca per fare il giro del mondo senza aerei, o di Norbert, che non sopportava più il suo impiego da architetto nonostante avesse studiato tanti anni per ottenerlo.

Solitamente è lo stress del lavoro che porta a mollare tutto e trovare stili di vita alternativi, altre volte sono invece le esperienze che si incontrano a cambiarti drasticamente.

Tutti noi combattiamo battaglie personali lungo quella scalinata lunga e scivolosa chiamata vita, che porta ad un momento di felicità che dura in eterno.

In un periodo così arido di speranza, è bello conoscere storie di persone che hanno la forza di rincorrere i propri sogni nonostante le avversità.

Storie come quelle di Nyramara.

 

Ciao Nyramara, dicci chi sei..

Mi chiamo Nyramara, sono nata in Ruanda ( Africa ), nel 1992 da papà italiano e mamma ruandese.

Questo mix ovviamente non poteva non avere conseguenze sulla mia personalità.

Lo spirito nomade, l’incoscienza e la curiosità mi hanno portato a visitare in solitaria diversi paesi e addentrarmi così in varie e meravigliose culture.

 

Cosa significa Nascere in Ruanda negli anni 90’? Come hai vissuto i tuoi primi anni di vita in una cultura così diversa dalla nostra?

Nascere in Ruanda nel 1992 voleva dire che di lì a poco avrei dovuto lasciare la mia terra natale. Come molti di voi sapranno in quegli anni, silenziosamente e inesorabilmente, si preparava uno dei genocidi più sanguinosi del ‘900.

Inconsapevole di ciò che stava per accadere fui salvata da mio padre, che con il suo ineguagliabile istinto paterno e di protezione, tra sorrisi, coccole e abbracci, nonostante tutto, mi fece vivere una favola in giro per il mondo.

Una meravigliosa favola africana.

Favola che dopo il Ruanda proseguì per tutta l’Africa subequatoriale, tra le spiagge del Kenya, della Tanzania, del Mozambico, tra i villaggi e le foreste sperdute dell’Uganda, del Burundi e nelle meravigliose città del Sudafrica, creando in me una totale ma meravigliosa confusione di culture, lingue, tratti somatici, colori e profumi diversi (da piccola non sapevo in che lingua parlare, ma vi assicuro che era tutto esageratamente bello e super stimolante).

I primi anni della mia vita li passai così, a piedi nudi, tra ciò che di più bello la natura e le culture diverse mi offrivano.

IG @nyramarafrancesca

 

Nascere e crescere tra viaggi e culture diverse è inusuale nella nostra cultura, ma sono sicuro che i bambini potrebbero trarre molti vantaggi da tali esperienze. 

Nella cultura occidentale purtroppo siamo abituati a rinchiudere i nostri figli negli asili, e a farli crescere secondo un preciso standard culturale.

Cosa accadde dopo?

Una mattina molto calda dell’agosto del 1998, io e mia madre fummo svegliate dalla visita di due agenti di polizia, che ci condussero in un ufficio.

I miei ricordi, anche se vaghi, mi riportano in una grande stanza con una scrivania, dove era seduto ad attenderci un signore che gentilmente fece accomodare mia madre.

In quell’occasione, per la prima volta, provai una sensazione di smarrimento che non dimenticherò mai più.

Il silenzio era assordante, mia madre non capiva cosa stesse succedendo e iniziò a domandare il motivo della nostra presenza lì.

L’agente, in risposta, fece un cenno a un suo collega, che mi prese per mano e mi porto fuori da quella stanza che improvvisamente sentii fredda, quasi ostile. Quando la porta si chiuse la mia vita cambiò.

Il mio eroe, non c’era più.

In quello stesso mese, mio padre prese la decisione di trasferirci in Italia per farmi iniziare la scuola, cosi da iniziare ad ambientarmi e apprendere la lingua italiana, poiché avevo un po’ di confusione.

Ci lasciò in Italia e lui fece ritorno a Nicoadala in Mozambico per concludere i lavori e chiudere il cantiere; ma la sera dell’8 Agosto, di ritorno da Maputo, con il suo pick-up andò a sbattere contro un’asfaltatrice, sbatté la testa e a causa di un’emorragia celebrale mori pochi minuti dopo.

 

Leggi anche: Mery Sinatra, da impiegata a Milano a Nomade Digitale nel mondo.

 

Perdere un padre e cambiare drasticamente cultura e stile di vita non deve essere stato facile, come hai fatto a reagire?

Non si può spiegare cosa significhi perdere il proprio papà a 6 anni, come è difficile spiegare cosa significò per mia madre che rimase vedova a 27 anni, sola in un paese che non conosceva.

A seguito della tragedia, si prese cura di me una signora amica di mio padre che abitava sotto di noi

E’ stata di fondamentale importanza, perché mia madre non era in grado dopo la perdita di papà, di prendersi cura di me.

Vi starete chiedendo perché state leggendo questa parte della mia vita bellissima e allo stesso tempo devastante, questo perché il mio eroe, mio padre, anche se in poco tempo, ha lasciato in me tutto ciò che di più bello un padre avrebbe potuto lasciare alla propria figlia: la voglia di scoprire il mondo, la passione di aiutare gli altri, di giocare e di ridere sempre.

Perché nonostante tutto la vita è bellissima e dovremmo solo imparare a prenderla con più leggerezza.

IG @nyramarafrancesca

 

Questa è una lezione di vita di un valore immenso.
Tornasti poi nella tua città Natale in Africa?

Nel 2011 feci ritorno in Ruanda, sola, dopo 14 anni di assenza.

Non vedevo l’ora di rincontrare la famiglia che avevo lasciato e che ho scoperto solo dopo quanto fossero parte di me.

Non scorderò mai l’emozione che provai, mi sentivo a casa.

Con il passare dei giorni però mi resi anche conto di tutto ciò che avevano passato durante il genocidio, una sofferenza che non potevo nemmeno immaginare.

Capii quanto mio padre aveva provato a fare per loro e, soprattutto, quanto aveva fatto per me, proteggendomi, esattamente come farebbe una leonessa con i suoi cuccioli.

Venire a conoscenza della storia del “paese delle mille colline”, come veniva definito il Ruanda, ha cambiato le mie prospettive e ha fatto rinascere in me la personalità altruista e curiosa di mio padre.

Ho avuto l’onore di collaborare e lavorare per un’importante Onlus rwandese, Bene Ruanda, e di entrare nel campo della cooperazione internazionale, stimolando gli studenti a far conoscere il nostro paese, la sua storia e invitandoli a creare dei progetti che potessero aiutare donne e bambini che vivono ancora in una condizione di povertà.

Il senso di appartenenza al Ruanda mi porta a essere lì spesso, entrando sempre più nella meravigliosa cultura ruandese.

Ma lo spirito nomade non ha fatto altro che crescere in me, portandomi a scoprire altri paesi.

Vista la mia giovane età ho deciso di lasciare l’Italia e di andare alla scoperta del Mondo.

 

Da qui la voglia di diventare nomade digitale e vivere viaggiando, parlaci del tuo progetto..

Sto cercando di diventare una nomade digitale perché in questi anni di viaggi, ho iniziato a voler sapere tutto su mio padre, e a scoprire dalle persone più inaspettate che io sono esattamente come lui a livello caratteriale, e che la sua persona rivive in me nel modo di viaggiare e di conoscere nuove culture, la spiccata indipendenza, incoscienza.

La cosa che accomuna me e mio padre è l’altruismo.

Lui lavorava all’Astaldi ed era capo cantiere stradale, e in ogni cantiere che apriva portava con se ragazzi che non avevano nulla da mangiare, aiutava senza fare alcuna distinzione.

Io nel mio piccolo aiuto la mia famiglia e operando nella cooperazione internazionale ho avuto modo di fare volontariato e riscoprire una nuova me.

IG @nyramarafrancesca

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