Fare figli e diritto genitoriale: qualcosa ci sta sfuggendo di mano

fare figli e diritto genitoriale

In un epoca in cui fare figli è diventata una forma di omologazione sociale, è normale chiedersi in che direzione l’essere umano stia andando.

Le abitudini dominano le nostre menti, a tal punto da spingerci a compiere determinati gesti senza chiederci il perché di essi.

E non sto parlando di comprare le sigarette o chiudere a chiave la porta di casa, sto parlando di azioni molto importanti per la nostra esistenza, come appunto fare figli.

Perché, oggi, le persone fanno i figli?

Se lo chiedi, probabilmente ti verrà data una delle seguenti risposte:

  • Faccio figli perché così si fa
  • li faccio perché voglio farmi una famiglia
  • li faccio per completarmi
  • faccio figli perché mi annoio
  • li faccio per istinto materno/paterno.

Tutte queste risposte riguardano o l’omologazione sociale, o il compiacimento personale, nessuna di queste risposte riguardano la felicità del nascituro.

Non si concepisce per rendere il mondo un posto migliore, ma per rendere felici prima di tutto noi stessi.

E come possiamo pensare di poter crescere adeguatamente una creatura, se proprio quella creatura serve a rendere felici prima di tutto, noi?

In un epoca in cui fare figli è una scelta del tutto personale, in cui non vi è alcun obbligo morale o vantaggio economico, perché, oggi, si fanno i figli?

Con questo non voglio dire che sia sbagliato fare figli, voglio dire che la decisione del concepire una creatura che prenderà posto all’interno del nostro pianeta, dovrebbe essere frutto di una scelta consapevole e conscia, che sia distaccata da un qualsiasi bisogno di compiacimento personale.

Fare figli dovrebbe essere visto come un miglioramento del mondo, non della propria persona.

 

Perché si fanno i figli? Torniamo indietro

Se si guarda indietro negli anni, anche solo fino a 100 anni fa, fare figli aveva uno scopo più logico che personale.

I Re facevano figli per tramandare la carica reale, i contadini facevano figli per dare forza lavoro ( per questo le famiglie povere facevano molti bambini ), vi era un attaccamento al cognome molto più sentito di oggi e si facevano figli anche per tramandare la stirpe, e in più non vi erano contraccettivi, e questo causava tantissime nascite non desiderate.

Oggi tutto questo è scomparso e il fare figli è diventato solo un altro step nelle istruzioni generali che la società ci consegna nel momento della nostra nascita:

  • Nasci
  • Studia
  • Trova un lavoro
  • Fai una famiglia
  • Vai in pensione
  • Muori

Considerando il cambiamento avvenuto, ci si aspetterebbe che oggi il concepimento sia visto come una condizione di consapevolezza, che non riguarda il proprio io, ma che sia più incentrato verso un miglioramento collettivo.

E’ chiaro che un figlio può portare felicità e gioia nella nostra esistenza, ma mettere come motivo primario il nostro appagamento, scatena poi problematiche serie in fase di educazione.

Infatti, nella maggior parte dei casi in cui si concepisce per le ragioni di cui sopra, si finisce per diventare possessivi nei confronti della prole, di far ricadere le nostre frustrazioni su di loro, portando essi ad uno stato di squilibrio, causando loro malesseri sociali.

Succede poi quello che vediamo ogni giorno.

Adulti completamente incapaci nel costruirsi un’indipendenza.

Genitori che non riescono a staccarsi dai propri figli.

Persone depresse che non sono in grado di stare da sole, finendo per far ricadere i loro problemi su altri essere umani.

 

Il caso di  Raphael Samuel

In India, Raphael Samuel ha fatto causa ai suoi genitori per il solo fatto di essere stato messo al mondo.

Sul Messaggero, uscì questo articolo con un titolo “fuorviante” qualche settimana fa, che ha suscitato non poco il mio interesse.

Il ragazzo, secondo quanto citato dal giornale, volle far causa ai suoi genitori in quanto “Non hanno chiesto il mio consenso quando mi hanno fatto nascere e hanno anteposto la loro felicità ai miei diritti”.

Probabilmente, la storia è stata resa “virale” appositamente, ma il concetto è comunque stimolante.

Per ragioni logiche, non è possibile chiedere il consenso di nascita ad un feto, ma è possibile rendere chiare le motivazioni della volontà di concepimento.

Infatti Raphael dice: “Voglio dire a tutti i bambini indiani che non devono nulla ai loro genitori. Anzi, ogni bambino deve sapere perché i genitori lo hanno voluto, è un suo diritto perché i bambini non devono essere messi al mondo per forza

E ancora “Fare un figlio deve essere una scelta consapevole, non sono i figli a dovere qualcosa ai genitori, ma il contrario, perché sono stati messi al mondo per portare ai genitori, e non a se stessi, gioia e felicità“.

Se ognuno di noi a questo mondo, facesse figli mettendo al primo posto la felicità del nascituro, vivremmo senza dubbio in un posto migliore.

Il caso di Raphael sta facendo molto scalpore, tanto da far prendere in considerazione il tema anche a Mirror rendendo la cosa internazionale.

Evidentemente, in questa sorta di stereotipia sociale, qualcuno si sta accorgendo che si, forse c’è qualcosa che non funziona.

 

Leggi anche: Insegnate ai vostri figli ad avere più tempo, non più soldi”

 

 

Diritto genitoriale: e se esistesse una licenza per fare figli?

Riusciresti ad immaginarti un mondo in cui non esiste criminalità, in cui il prossimo è gentile e disponibile ad aiutarti, in cui non esiste violenza, dove le notizie di cronaca sono pressoché inesistenti?

Lo so, si fa fatica ad immaginarsi un posto del genere.

Ci siamo talmente abituati al male, che ormai è quasi visto come una normalità.

Sono sempre stato fortemente convinto che l’educazione giochi un ruolo fondamentale sulla nostra personalità.

E per educazione non intendo il fatto di stare composto a tavola o di dire grazie se qualcuno ti offre qualcosa.

Spesso sono i piccoli gesti quotidiani, ciò che facciamo leggere o ciò che facciamo guardare alla TV, che incitano all’odio e alla violenza.

Chiaro, tutti noi abbiamo un’indole propria, ma con un’educazione adeguata ed equilibrata, sono sicuro che si potrebbero fare miracoli.

Siamo all’ 80% il prodotto della nostra educazione parentale e sociale, ciò che abbiamo visto, vissuto e letto in età infantile/adolescenziale.

Il problema è che spesso le persone, oltre ad anteporre la loro felicità a quella dei figli, non hanno nemmeno idea di come crescerlo, un figlio.

Mi sono sempre chiesto perché per prendere una licenza di guida serva una patente, mentre per fare figli basta semplicemente fare sesso, liberamente.

Come se guidare una macchina fosse più pericoloso che crescere un bambino privo di un’educazione adeguata.

Poi ci ritroviamo con uomini che uccidono l’ex moglie, o con donne che finiscono per amare un uomo che le picchia in continuazione.

Viviamo circondati da persone a cui mancano le basi del saper stare al mondo.

La possibilità di portare in età adulta una persona con un disequilibrio emotivo o caratteriale è molto alto, se siamo noi stessi i primi a non essere equilibrati o se decidiamo di creare una prole considerando come motivazione principale la nostra felicità piuttosto che la loro.

Prendendo atto di ciò, cosa succederebbe se esistesse una sorta di test per poter avere una licenza per fare figli?

Probabilmente vivremmo in un posto migliore, ma è anche vero che presumibilmente ne io ne te saremmo su questo mondo.

fare figli

 

Buona vita

 

Nicolas

 

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